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Non dovrei, ma posto. Humblebrags e l’autoironia su Facebook

Quando si parla di social network si fa spesso riferimento a Facebook.

Una vetrina per mostrare al mondo avvenimenti più o meno veri della propria vita, un grande strumento di condivisione del proprio pensiero, della propria filosofia di vita.

E’ innegabile, tuttavia, che alcuni tipi di post risultano socialmente fastidiosi e la spiegazione sta nel concetto secondo il quale più un post di Facebook è utile soltanto all’autore stesso, più risulta irritante, in quanto non porta benefici a chi lo legge.

Il fenomeno dell’Humblebrags

Uno degli scopi principali del pubblicare post autoreferenziali è costruire una immagine di sé positiva, vantarsi della propria vita e dei propri successi per nutrire la parte narcisistica di sé. Basti pensare che il 60% degli aggiornamenti di stato dei social network sono selfie, declamazioni e humblebrags. Proprio quest’ultimo fenomeno ha attirato particolarmente la mia attenzione. L’humblebragging è, in sintesi, il fare una dichiarazione apparentemente modesta e autoironica con la celata intenzione di attirare l’attenzione su qualcosa di cui invece si è orgogliosi. Un esempio concreto: “Tra tutti i miei vestiti da sera comprati lo scorso anno, non ce n’è uno che mi vada bene. Sono tutti larghi, e per l’evento di questa sera sono disperata!”, oppure “Da questa foto scattata dalla finestra della sala (magari un mare limpido e azzurro) capite bene quanto sia difficile per me lavorare da casa.”

L’autocelebrazione è celata da una finta autocritica o lamentela

Secondo il prof. Riva dell’Università Cattolica di Milano, questo fenomeno può essere spiegato da una tendenza che i maggiori fruitori di Facebook hanno di porsi sotto una luce positiva in risposta ai post dei loro amici che vengono considerati come più felici e più fortunati di loro. Un cane che si morde la coda, insomma, una forma di invidia digitale dettata dal potere del confronto con gli altri, sempre più pubblico e istantaneo, e dalla pressione esercitata dal perfezionismo sociale a cui ci esponiamo tutti i giorni attraverso i social network e gli altri canali mediatici.

Cosa si nasconde dietro il fenomeno dell’Humblebragging

Il rischio di manifestare sintomi depressivi è imponente, anche perché l’alta quantità di contatti che si possono seguire in questo modo aumentano lo scambio di informazioni e di conseguenza il confronto, il quale risulta deleterio per le personalità che soffrono di bassa autostima.
Da un lato quindi si pubblica per “mostrarsi perfetti” al mondo, dall’altro lo si fa per contrastare il disagio e la delusione di non sentirsi abbastanza. Così facendo un post di humblebrags diventa quasi una consolazione, come a dire “anche io posso farcela, come vedete”.
Chissà quanti humblebrags in questi giorni di primavera, allora buona lettura!

Dott.ssa Ivana Siena

Pubblicato da Ivana Siena

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