FAMIGLIA

FAMIGLIE RICOSTITUITE

Le fasi del ciclo vitale delle famiglie ricostituite


Hill e Duvall(60) sostengono che ciascun membro della famiglia, sia che appartenga alla generazione più giovane, a quella di mezzo o alla più anziana, ha i propri compiti di sviluppo, specifici per ogni fase, il cui positivo conseguimento è strettamente connesso alla appropriata realizzazione dei compiti evolutivi da parte degli altri componenti il nucleo familiare.
Il percorso evolutivo che la famiglia compie nel corso degli anni attraverso il passaggio da una fase all’altra è considerato da Malagoli Togliatti e Telfener (1991)(61) come un processo di continua ristrutturazione dei rapporti tra i membri della famiglia. Le fasi sono scandite da eventi naturali che necessariamente portano a dei cambiamenti nell’organizzazione del sistema familiare. Ad ogni tappa la famiglia deve affrontare una situazione di crisi in quanto, in seguito al cambiamento, le vecchie modalità di funzionamento non risultano essere più idonee, e deve raggiungere una nuova organizzazione familiare.
Neugarten (1976)(62) individua le tappe che secondo lui dovrebbero scandire il ciclo di vita di una famiglia: la fase della fine del periodo di formazione scolastica, quella del matrimonio, quella della genitorialità e, infine, quella del pensionamento. Secondo l’autore, queste fasi implicano numerosi cambiamenti nel proprio concetto di sé e nel senso d’identità di un individuo e sono, inoltre, indicatrici dell’avvenuta incorporazione di nuovi ruoli sociali e psicologici e del nuovo adattamento.
Duvall (1950) suddivide il ciclo vitale della famiglia in otto stadi, e ne sottolinea per ognuno i rispettivi compiti di sviluppo. Nonostante le numerose modificazioni, gli eventi nodali da lui rilevati sono: il matrimonio, la nascita e la cura dei figli, la loro uscita da casa, il pensionamento dei genitori e la morte.
Haley (1973), invece, individua sei fasi del ciclo e ritiene che la tensione familiare aumenti al momento del passaggio dall’attuale alla successiva fase. Secondo Haley è molto facile che i sintomi compaiano in un membro della famiglia quando si verifica una interruzione o alterazione della “sequenza normale” e rappresentano un segnale che la famiglia è bloccata ed è incapace di raggiungere la fase successiva.
Anche E. A. Carter, e M. McGoldrick (1980) individuano sei stadi nel ciclo di vita familiare che coincidono con i cinque evidenziati da E. Scabini (1989) ad esclusione del primo stadio, giovane adulto, quello del raggiungimento dell’indipendenza dalla famiglia di origine, che l’autrice considera come una fase del ciclo individuale più che familiare. I restanti stadi di sviluppo, con i relativi eventi critici, sono:
1) Stadio della costituzione della coppia: è la fase in cui si deve costituire un’identità di coppia attraverso la definizione dei confini del nuovo sistema coniugale e la ridefinizione delle relazioni con la famiglia estesa. L’evento critico è il matrimonio, «esso dovrebbe significare che sono stati fatti progressi notevoli sulla strada dell’indipendenza emotiva dalla famiglia di origine, non che tale processo sia sul punto di iniziare, o che venga automaticamente compiuto con la celebrazione della cerimonia» (E. A. Carter, M. McGoldrick 1980). Lo studio della fase di formazione della coppia implica il prendere in considerazione un sistema composto da tre famiglie, le due di origine e la nuova coppia, a più generazioni, i cui legami e il cui funzionamento condizionano la storia relazionale del nucleo in via di formazione. 
Come abbiamo visto, il matrimonio richiede che la coppia attui una rinegoziazione di una grande quantità di situazioni in precedenza regolate per ciascuno dei due da principi e norme stabiliti dai propri genitori. Tale rinegoziazione deve essere effettuata anche nei confronti delle proprie famiglie d’origine, dei fratelli e delle sorelle, degli amici e degli altri parenti, coinvolgendo in un modo o nell’altro i rapporti interpersonali in cui i due sono impegnati. Un’altra fonte di stress per le famiglie d’origine, in questa fase, è il dover accettare come proprio membro un estraneo, il che comporta un improvviso allargamento dei confini e un mutamento di status per tutti i membri del sistema.
2) Stadio della famiglia con bambini: l’evento nascita del primo figlio rende manifestatamene visibile l’unione tra i coniugi e conferisce ad essa un carattere di irreversibilità in quanto il ruolo genitoriale non è revocabile. La nascita di un figlio è percepita come fonte di sentimenti affettivamente costruttivi e gratificanti per i genitori; il padre e la madre si sentono meno centrati su se stessi e maggiormente preoccupati per la crescita del bambino. Un altro aspetto positivo di questo evento è l’aumento della coesione familiare e il senso di identificazione con il figlio. I genitori rivivono nel figlio i bisogni e i desideri che li legano alla propria infanzia e al proprio passato. Invece, tra gli aspetti negativi i genitori citano: le richieste fisiche di cura del bambino, l’aumento delle tensioni nella relazione marito-moglie, i costi emotivi e le restrizioni riguardanti la vita sociale, lo svago, le amicizie e la carriera che esso comporta.
Accettare il piccolo nel sistema è il compito più difficile. Solo se ciascun membro della coppia ha raggiunto un buon grado di differenziazione del sé e ha stabilito con il suo partner una relazione fondata sulla intimità e non sulla fusione, essi saranno in grado di prendersi cura del figlio. I coniugi hanno da questo momento il compito di imparare a comunicare non più solo come membri di una diade coniugale, ma anche come membri di una coppia parentale all’interno di una triade familiare. Inoltre, oltre al riadattamento interno della diade coniugale, la nascita di un figlio richiede una diversa definizione delle relazioni nella famiglia estesa, poiché crea nelle famiglie di origine nuovi ruoli.
3) Stadio della famiglia con adolescenti: in questa fase l’evento critico “adolescenza dei figli” mette a dura prova le capacità adattive dell’organizzazione della famiglia. C’è bisogno di un aumento della flessibilità familiare per gestire le entrate e le uscite dei membri, in particolare per permettere il progressivo svincolamento dei figli, e di una ridefinizione delle relazioni e delle forme dell’attaccamento e della cura;
4) Stadio della famiglia trampolino di lancio: è una fase contraddistinta dallo svincolo e dall’allontanamento dei figli, necessita di un ulteriore aumento della flessibilità familiare per far fronte all’uscita dei figli e all’entrata dei generi, delle nuore e dei nipoti oltre ad una rinegoziazione e ad un reinvestimento, da parte dei genitori, nel rapporto di coppia. Il processo della regolazione delle distanze impegna, in questa fase, il sistema familiare contemporaneamente a più livelli. I figli giovani adulti si devono staccare dai loro genitori; i genitori, a loro volta, si devono separare dai figli e si devono preparare al distacco dai propri genitori, oramai anziani; i genitori anziani, infine, si staccano definitivamente dal ruolo attivo e da dirette responsabilità nei confronti della società. Il compito comune a tutte e tre le generazioni in questa fase è quello di progredire verso una sempre maggiore differenziazione e una più profonda individuazione.
L’incapacità dei genitori di riorganizzare i rapporti all’interno della coppia e di accettare l’uscita dei figli può portarli a sperimentare la cosiddetta “sindrome del nido vuoto”: quando per il genitore il confine tra il sè e il figlio giovane-adulto è indistinto; l’oggetto perso viene sentito come il proprio io, e la separazione dal figlio viene percepita come un’angosciosa minaccia alla propria sopravvivenza e perciò ostacolata.
5) Stadio della famiglia anziana: fase caratterizzata da eventi critici quali il pensionamento, la malattia o la morte dei coniugi. Implica un reinvestimento profondo dei genitori nella coppia e un riavvicinamento dei figli alla famiglia di origine per fornire cure e supporto emotivo.
Secondo McGoldrick M. e Carter E. A. (1980) il verificarsi della separazione e del divorzio altererebbero il “normale” evolversi del ciclo vitale della famiglia secondo le fasi precedentemente riportate. Per questo motivo essi affermano che: dal momento della separazione della famiglia unita fino alla eventuale ricostituzione di un nuovo nucleo, da parte di uno o entrambi i coniugi, nuovi stadi del ciclo vitale devono essere percorsi per ristabilire l’equilibrio e consentire l’evoluzione del sistema familiare. Questi autori hanno individuato tre stadi principali, aggiuntivi, con relative sottofasi, che caratterizzerebbero il ciclo vitale delle famiglie coinvolte in un processo di ricomposizione:
1) Stadio della pianificazione e attuazione del divorzio:
* Fase della presa di decisione di separarsi: comporta: l’accettazione sia dell’incapacità di risolvere le tensioni matrimoniali necessarie per continuare la relazione, sia delle proprie responsabilità nel determinare il fallimento del matrimonio.
* Fase della pianificazione dello scioglimento del sistema: richiede l’individuazione e l’attuazione di soluzioni a questioni riguardanti la custodia, la frequentazione dei figli, gli aspetti economici ed i rapporti con i parenti, che risultino vantaggiose per tutti i membri del sistema familiare.
* Fase della separazione: implica: il far fronte alla perdita della famiglia unita; l’adattamento alla condizione di single; la disponibilità a mantenere una relazione collaborativa riguardo alla funzione genitoriale, rinunciando però all’attaccamento all’ex-coniuge, e la riorganizzazione dei rapporti con i membri della famiglia estesa.
* Fase del divorzio: necessita del superamento del dolore, della rabbia, del senso di colpa; l’abbandono delle fantasie di riunificazione e, al tempo stesso, il recupero di speranze, sogni e aspettative legate all’istituzione del matrimonio.
2) Stadio del “post-divorzio”:
* Fase dei nuclei monogenitoriali: richiede, al genitore affidatario, un atteggiamento flessibile e la volontà di non ostacolare la frequentazione e la funzione genitoriale dell’ex-coniuge e dei suoi familiari, oltre a ricrearsi una propria rete sociale; al genitore non residente, di trovare il modo di proseguire nel suo compito educativo, di non instaurare un rapporto competitivo e antagonista con l’ex-coniuge ed i suoi familiari.
3) Stadio della formazione della famiglia ricostituita:
* Fase dell’inizio di una nuova relazione: necessita, da una parte, il superamento del senso di perdita legato al primo matrimonio (divorzio psichico), dall’altra, il reinvestimento nel matrimonio e nella formazione di una nuova famiglia, oltre alla disponibilità a far fronte alla complessità e alla ambiguità che ciò comporta.
* Fase di concettualizzazione e pianificazione del nuovo matrimonio e di una nuova famiglia: in questa fase c’è bisogno che l’adulto riconosca e accetti le proprie paure, quelle del suo nuovo compagno e quelle dei figli, riguardo al “rimatrimonio ” e alla formazione di una nuova famiglia. Inoltre è fondamentale il rispetto dei tempi di ognuno per adattarsi alla complessità ed alla ambiguità legata: alla molteplicità dei nuovi ruoli; ai confini di spazio, tempo, appartenenza e autorità; alle problematiche affettive come i sensi di colpa, i conflitti di lealtà, il desiderio di mutualità, le ferite legate al passato e mai rimarginate.
Fase del “rimatrimonio” e della ricostituzione di un nuovo nucleo: implica: l’accettazione di un differente modello di famiglia munito di confini permeabili; la loro riorganizzazione per includere il nuovo partner come “terzo genitore” (Oliverio Ferraris A., 1997); la disponibilità verso le relazioni dei figli con l’ex-coniuge ed i suoi familiari e il condividere memorie e storie di vita per aumentare l’integrazione all’interno della famiglia ricostituita.
Centro di Psicoterapia Familiare

Pubblicato da Ivana Siena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *