ASPETTATIVE, AUTOSTIMA, PSICORIFLESSIONI

Le paure dei trent’anni

A proposito delle paure dei trent’anni, nel 1963 Francoise Hardy, cantante francese, sulle note di un 45 giri (L’età dell’amore) canta:

“È l’età dell’amor, l’età degli amici e dell’avventura… E un bel giorno così, il cuore va più in fretta
Sei felice perché è giunto fino a te, il vero amor… Non ci sono pensieri, il tempo che va…”

Arriva un momento, però, dove questo tempo rallenta, i pensieri si affollano e le preoccupazioni aumentano. Il passaggio tra la fine degli studi e l’inizio della vita individuale è piuttosto carica di inquietudini, turbolenze esistenziali e dubbi.

Segnali di un passaggio da una fase all’altra della vita che richiede spesso  un riposizionamento del proprio essere. Per molti, questa età – cerniera, come viene definita in Psicologia, si configura come un vero e proprio momento di crisi, dove  vengono abbandonate certe modalità dell’essere per assumerne altre.

Vengono passati al vaglio tutti gli obiettivi raggiunti e quelli futuri, chiedendosi se è stata fatta la scelta giusta. Spesso i sentimenti che accompagnano questo momento di passaggio sono: angoscia e ansia.

Da cosa dipendono queste paure legate ai trent’anni?

Il problema è rappresentato dalla coerenza o meno del progetto di vita individuato per sé stessi.
La domanda che ci si pone è: “voglio davvero quello che desideravo prima?” E, soprattutto: “questo progetto corrisponde alla realtà?”
Ed ecco che entra in gioco la flessibilità. Questa caratteristica ricopre un ruolo fondamentale perché passate le fantasie e la visione rosea sul mondo, ci si accorge che esso non è necessariamente come noi lo vorremmo e che nel realizzare i propri desideri bisogna tenere conto anche delle sorprese che possono esserci. Si pensi ad esempio a tutti i cambiamenti sociali che ci sono oggi. Viviamo in un momento storico caratterizzato dalla precarietà del lavoro, degli affetti, ogni cosa viene posticipata e di certo tutto ciò non agevola la crescita personale. Si è costretti a domandarsi quanto il proprio progetto di vita sia “personale” o quanto sia stato in qualche modo influenzato dalla cultura in cui si vive.
Da questo momento in poi domande su domande affollano la mente fino ad entrare in crisi e aver voglia di scappare.

L’errore qual è?

Arrivati a questo punto molti agiscono in modalità aut-aut, o una cosa o l’altra. Così facendo l’effetto potrebbe essere racchiuso nella parola fuga: fuga dalle relazioni, fuga dal lavoro, fuga dal partner fino a ritrovarsi un giorno insoddisfatti della propria vita.
Un ulteriore effetto collaterale è rappresentato dalla cristallizzazione delle relazioni e del lavoro, dove non appare mai nessuna novità cadendo così in un senso di vuoto e di monotonia.
Entrambe queste situazioni possono essere modificate, basta non aver paura della crisi, ma al contrario imparare da essa ad ascoltare e ad esprimere il proprio volere, solo così si può essere liberi di vivere ed esprimere la propria creatività.

Mi piacerebbe lasciarvi con queste righe:

“Sono stupendi i trent’anni… perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna… I conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta…Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita… Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna”

(Oriana Fallaci, “Se il Sole Muore”)

Dott.ssa Luisana Di Martino

Pubblicato da Ivana Siena

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