ADOLESCENZA, FAMIGLIA, GENITORIALITA'

Il Segreto del Figlio

Osservo la vita dei miei figli cresce, diventare autonoma e farsi ai miei occhi sempre più misteriosa.

Penso che questo mistero sia il marchio di una differenza che deve essere preservata e ammirata anche quando può sembrare sconcertante.

Resto sempre stupito di fronte alla loro bellezza e alla loro indolenza.

Infinitamente diversi da come ricordo la mia condizione di figlio.

Eppure così incomprensibilmente uguali.

Non pretendo di sapere o di comprendere nulla della loro vita, che giustamente mi sfugge e mi supera.

Nel camminare fianco a fianco – nel silenzio dei nostri corpi vicini – percepisco il rumore del loro respiro come una differenza inesprimibile.

È un fatto: ogni figlio porta con sé – già nel suo respiro – un segreto inaccessibile.

Nessuna illusione di condivisione empatica potrà mai venire a capo di questa strana prossimità. La gioia tra noi accade proprio quando l’incondivisibile che ci separa, genera una vicinanza senza nessuna illusione di comunione.

I nostri figli sono nel mondo – esposti alla bellezza e all’atrocità del mondo –  senza riparo.

Sono – come tutti noi – ai quattro venti della vita nonostante o grazie all’amore che nutriamo per loro.

Non so davvero nulla della vita dei miei figli, ma li amo proprio per questo.

Sempre alla porta ad attenderli senza però mai chiedere loro di ritornare.

Vicino, non perché li comprendo, ma perché stimo il loro segreto.

 

Milano – Noli – Valchiusella,

gennaio 2017

Il segreto del Figlio, Massimo Recalcati, Feltrinelli 2017

COPPIA, CRESCITA PERSONALE, FAMIGLIA

Scelta del partner: cosa si nasconde dietro?

Cosa ci spinge ad innamorarci di una persona piuttosto che di un’altra?

 “Ergetevi insieme, ma non troppo vicini: poiché il tempio ha colonne distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”
(K. Gibran)

La scelta del partner rappresenta una fase molto delicata della vita di ogni essere umano. le domande più frequenti sono: quando ci innamoriamo di qualcuno, si tratta di un evento puramente casuale o no? Cosa esattamente ci guida in questa scelta?

Partiamo, innanzitutto, dal definire il termine coppia. Deriva dal latino “copula” e significa “legame”, “insieme”, “congiunzione” ma la coppia non è solo la somma di due persone: è una profonda interazione in cui ognuno dei soggetti si mette in gioco per creare un sistema dinamico in continua evoluzione.

Alla base della coppia vi è la presenza di un sentimento che viene comunemente chiamato amore. Cancrini (1991) afferma che ci innamoriamo sempre dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi, e dell’immagine che a lui rimandiamo. Da questo incrocio e scambio reciproco di immagini scaturisce quella che chiamiamo relazione (Cancrini, Harrison, , p. 44).

“Ci si innamora delle relazioni e non delle persone. […] Ci disinnamoriamo perché l’altro continua a rinviarci sempre le stesse immagini che non ci emozionano più positivamente, o perché le nuove immagini che ci vengono rimandate non ci piacciono. Le immagini ci piacciono a seconda dell’inviante e a seconda del momento del ciclo vitale” (ibidem, p. 40-41).

Ora andiamo più nello specifico, ovvero “perché scegliamo proprio lui/lei”?

La scelta del partner non è mai un fenomeno casuale ma il risultato dell’interazione di variabili sia biologiche che psicologiche. Alla domanda “perché scegliamo un partner”?, le risposte potrebbero esse infinite ma ci sono alcuni fattori che condizionano tale scelta.

Un primo fattore che influenza la scelta del partner è collegato alle vicende personali che hanno caratterizzato le nostre esperienze infantili. John Bowlby fu il primo a dare importanza agli schemi di attaccamento madre-bambino che si strutturano durante l’infanzia e che persistono nell’adulto. Essi fungono, inconsapevolmente, da base per la scelta del partner.

Nella scelta del partner è determinante la qualità del legame che ciascuno di noi ha avuto con i propri genitori o con chi si è preso cura di noi. Possiamo, infatti, decidere o di fare una scelta per “contrasto”, ossia, rifiutare i nostri esempi genitoriali e percorrere strade differenti non ripetendo i loro stessi errori, oppure, si può fare una scelta “complementare” in cui si tenderà a scegliere una donna o un uomo che richiama nella nostra mente il genitore del sesso opposto.

Cosa accade nella fase dell’innamoramento

Inconsapevolmente, durante la fase dell’ innamoramento, ognuno di noi propone all’altro, ma anche a se stesso, un immagine ideale di sé che attirerà, più o meno, il partner a seconda di quanto questa possa corrispondere alla soluzione dei suoi antichi bisogni profondi. Infatti, quanto più una persona ha dovuto reprimere, durante l’infanzia, i propri bisogni vitali per l’impossibilità che i genitori li soddisfacessero, tanto più nella fase dell’innamoramento questi riemergeranno insieme all’illusione che verranno finalmente soddisfatti.

Quindi, la scelta del partner non è legata alle caratteristiche tipiche di quest’ultimo e di conseguenza, durante il ciclo vitale della coppia, sarà necessaria una  nuova strutturazione e rinegoziazione delle aspettative.

Questo significa che quanto più il legame con i nostri genitori è stato soddisfacente in passato, tanto maggiore sarà la fiducia che noi saremo in grado di mettere nella relazione con il nostro partner.

Il ruolo dei bisogni e la famiglia d’origine

Inoltre la scelta del partner è condizionata dalla combinazione tra i bisogni familiari e quelli personali. La prevalenza di un bisogno sull’altro dipende dal livello di maturità della relazione che abbiamo con la famiglia di origine. L’influenza della famiglia di origine riguarda vari aspetti tra i quali: i valori (come deve essere una buona moglie; come deve essere un buon marito) e il mandato familiare, ossia il compito, più o meno esplicito, che ogni famiglia assegna a ciascun membro.

Esso comprende i ruoli che ogni membro sarà chiamato a ricoprire (padre autoritario e lavoratore; madre comprensiva e casalinga) e le aspettative che egli sarà chiamato a soddisfare. Quando i bisogni familiari prevalgono su quelli individuali la scelta del partner si orienta verso caratteristiche esteriori come la posizione sociale o il prestigio sociale.

La conseguenza è che questo tipo di relazione possa soddisfare illusoriamente i bisogni individuali. Di contro, quando a prevalere sono, invece, i bisogni individuali, la scelta del partner è più libera e consapevole e ciò che ne emerge è una relazione dinamica e capace di affrontare le crisi fisiologiche tipiche di ogni coppia.

Solitamente, col passare del tempo e con l’aumento della maturità individuale, la scelta del partner diventa sempre più complessa e legata ad un maggior numero di esigenze personali proprio perché le aspettative e le caratteristiche che si vanno a ricercare cambiano col progredire dell’età e delle esperienze vissute. Pertanto, quanto più le relazioni con la famiglia di origine sono prive di conflitti irrisolti e quanto più le aspettative familiari non saranno rigidamente imperative, tanto più la scelta del partner sarà libera e consapevole.

Dott.ssa Teresa Giuzio

 

 

COPPIA, FAMIGLIA, INFANZIA

Diventare genitori, da due a tre

La “transizione alla genitorialità” è quel processo complesso e delicato che porta una coppia a diventare coppia genitoriale.

La transizione, come sempre, porta con sé una crisi. Tale crisi non è necessariamente sinonimo di problema o addirittura di patologia ma è sinonimo di cambiamento e il cambiamento, quasi sempre, implica possibilità e rischi.

La nascita di un figlio comporta una serie di importanti modificazioni per la coppia:

– Le cure di cui un bambino piccolo

Di norma richiedono tempi significativi che prima la coppia dedicava a se stessa e al proprio tempo libero. Il tempo per stare insieme, divertirsi, rilassarsi, dopo l’arrivo di un figlio si riduce drasticamente.

– Prima della nascita di un figlio

La coppia ha come unica responsabilità il sostentamento, il mantenimento e la sopravvivenza di sé stessa. Con la nascita di un figlio il carico di responsabilità sulle spalle dei genitori aumenta notevolmente e con esso possono aumentare anche la paura di non farcela a sostenere tale carico e la sensazione di “perdita di libertà”.

– Il diffondersi della famiglia nucleare a scapito di quella patriarcale

Per ovvie ragioni legate a dinamiche socioeconomiche e alla mobilità territoriale delle giovani coppie che vivono lontano dalla famiglia d’origine, la coppia genitoriale si trova a dover affrontare le sue nuove importanti responsabilità praticamente da sola. Le strutture di supporto sul territorio sono spesso assenti o hanno costi che le rendono poco accessibili. Le reti sociali e amicali, specie fuori dai piccoli centri e nelle grandi città, sono spesso lasse o incompatibili con le distanze. Questo isolamento rende tutto molto più difficile e i momenti di scoraggiamento per la coppia di neogenitori possono essere decisamente più frequenti.

– Il post partum è un momento estremamente difficile per la mamma

Di norma compaiono malinconia e una certa tristezza e questo essenzialmente per ragioni sia psicologiche che biologiche. L’accudimento di un figlio può rappresentare per una donna un compito umano troppo difficile verso il quale si sente completamente sguarnita. E’ più che normale sentirsi impreparati e preoccupati ad affrontare tale compito ma spesso tale preoccupazione determina una sorta di “paralisi” ad agire, ad occuparsi del proprio bambino, a curarlo e coccolarlo e un sentimento di dolorosa inadeguatezza. Ciò che ne deriva è uno stato di tristezza profonda che spesso sfocia in una vera e propria depressione.

Dal punto di vista biologico, nel post partum il livello di estrogeni nel sangue si riduce drasticamente determinando un fisiologico calo del tono dell’umore che quasi sempre si accompagna anche ad un calo del desiderio sessuale. La vita della coppia evidentemente risente di tutto ciò in maniera molto significativa.

-L’esclusione dei papà

Con l’arrivo di un figlio, l’attenzione delle mamme viene catalizzata quasi interamente dal bambino e dal suo accudimento e questo, spesso, fa si che i papà si sentano trascurati ed estromessi dal rapporto privilegiato tra madre e bambino. Sempre più spesso, però, accade di assistere all’esatto contrario, ovvero papà che diventano un tutt’uno con il loro nuovo ruolo di genitori e mamme che soffrono perché si sentono trascurate e messe da parte.

Come fare per far sì che questo delicato passaggio di vita possa costituire per la coppia un momento in cui ritrovarsi anziché perdersi?

Non è un compito semplice. Non lo è in quanto ciò che è realmente determinante in questo processo è l’equilibrio che la coppia aveva stabilito prima della nascita di un figlio. E’ evidente che una coppia che funzionava in maniera problematica già prima del lieto evento rischia molto più di una coppia che, invece, aveva conquistato un buon funzionamento complessivo.

Le crisi problematiche, la sofferenza che non passa vanno affrontate con l’aiuto di professionisti con una preparazione psicoterapeutica. Certamente, però, alcuni consigli pratici possono aiutare a contrastare l’insorgere di problemi durante questo delicato momento di transizione.

Sforzarsi di trovare del tempo per la coppia

Può sembrare impossibile farlo quando in due, oltre a lavorare, ci si deve occupare di un neonato ma è di fondamentale importanza che la coppia si ritagli uno spazio proprio nel quale il bambino non c’è o è sullo sfondo. La coppia dovrebbe vivere questo spazio come un appuntamento (quotidiano, settimanale ecc.) irrinunciabile da pianificare a tutti i costi.

Perdonarsi per le proprie paure

Avere paura di mettere al mondo un figlio e di accudirlo è la cosa più normale del mondo. Non c’è nulla di male o di patologico nell’avere paura, anzi, la paura ci serve per mettere in campo tutte le nostre risorse per svolgere al meglio i compiti difficili. Quando pensiamo di non farcela spesso stiamo sottostimando le nostre capacità e sovrastimando il pericolo. Pensiamo a tutte le volte che abbiamo avuto paura di qualcosa e poi ci siamo detti, dopo aver affrontato questo qualcosa, che forse non c’era da avere così tanta paura. Inoltre, sforziamoci di riflettere sul perché proprio noi non dovremmo farcela?

Chiedere aiuto

Quando il peso dei problemi e delle difficoltà quotidiane diventa insostenibile è bene allentare la tensione e lasciarsi aiutare. Chiedere aiuto non è sempre facile, a volte la coppia ha la sensazione di dovercela fare da sola a gestire un bambino e sente che chiedere aiuto rappresenti una sorta di piccolo fallimento. In altri casi la coppia può temere di essere di peso se chiede aiuto e così facendo si priva della possibilità di scoprire che a volte genitori, amici e parenti sono ben contenti di rendersi utili.

I genitori perfetti non esistono

E’ quello che ogni neogenitore dovrebbe ripetere a sé stesso tutte le volte che si sente inadeguato o teme di poter sbagliare con il proprio figlio. Sentirsi preoccupati e paralizzati dalla paura di sbagliare è normale, specie quando nostro figlio è appena nato ma questo non fa di noi genitori inadeguati o inetti.

Dott.ssa Ivana Siena